L’ideologia di genere viene solitamente criticata sul piano filosofico o medico: esistono prove, la definizione è corretta, la teoria regge? Lo psicologo clinico e junghiano Bret Alderman sceglie un’altra prospettiva in una conversazione con Sarah Mittermaier nella newsletter gender:hacked. Nel suo libro Eternal Youth and the Myth of Deconstruction: An Archetypal Reading of Jacques Derrida and Judith Butler interpreta il postmodernismo di Derrida e Butler non come filosofia, ma come espressione di uno schema psicologico: l’archetipo dell’eterna giovinezza, il puer aeternus che rifiuta di accettare il tempo, i limiti e il corpo propri della maturità.
Chi è Bret Alderman e cosa sostiene
Alderman è uno psicologo junghiano, formatosi all’Evergreen State College, e conduce il podcast Beyond Gender. Nella conversazione con Mittermaier sostiene che "il decostruzionismo è un’espressione filosofica della dissociazione psicologica" — un modo di pensare in cui, a suo dire, "non esiste la percezione, non esistono fenomeni, tutto è sempre già rappresentazione". Secondo lui, questo dubbio radicale sulla possibilità di conoscere una realtà esterna al linguaggio e all’interpretazione non è uno strumento filosofico neutrale, ma l’amplificazione di uno stato psichico: il sé che si separa da ciò che è sul piano corporeo e fattuale.
Neverland come metafora dell’identità di genere
Alderman riassume il nucleo della sua argomentazione in una frase: "In Neverland, to make-believe something is to make it true" — nell’Isola che non c’è, far finta di qualcosa significa renderlo vero. Colloca l’identità di genere all’interno di questa logica: l’archetipo del bambino eterno rifiuta l’accesso a un mondo fatto di tempo, limiti e conseguenze, e dichiara il sentimento un fatto perché il fatto in sé è troppo limitante. Nei confronti di Judith Butler il suo atteggiamento è ambivalente: riconosce che "lei è in grado di costruire labirinti molto più complessi di me", ma alla fine definisce il risultato "ridicolo", perché secondo lui "una filosofia che abbia un senso... dovrà provenire da una persona che sia a sua volta coerente". Il suo punto non è che Butler sia stupida, ma che un sistema di pensiero che si mina continuamente da solo — sostenendo al tempo stesso costruzione ed essenza, volendo contemporaneamente fatto e finzione — rivela un meccanismo psicologico sotto il rivestimento filosofico.
Ciò che si perde nello studio dello psicologo
Alderman lavora con i pazienti e avverte che sia l’affermazione sia il rifiuto di un’identità di genere possono comportare lo stesso rischio: "ciò che si perde è la domanda: che cosa sta cercando di dire qui la psiche? La metafora va perduta". Porta come esempio il modo in cui l’approccio contemporaneo alla mascolinità "appiattisce la sua anima" riducendo il femminile alle "manifestazioni esteriori più superficiali", invece di arrivare a una reale integrazione psicologica. In questa lettura, l’identità di genere diventa una soluzione simbolica a una questione evolutiva, presentata come un fatto letterale anziché come un segnale che richiede di essere spiegato.
Che cosa dimostra e che cosa non dimostra
È importante fare una distinzione: Alderman non fornisce nuove prove empiriche sulla desistenza, sui tassi di rimpianto o sulla ricerca neurologica — propone una chiave interpretativa basata sulla psicologia analitica. La sua tesi non è che le persone transgender mentano o siano insincere, e nemmeno lui la interpreta in questo modo; sostiene piuttosto che il fondamento filosofico dell’"identità di genere come fatto interiore stabile" — gli strumenti teorici di Butler e Derrida, che vengono analizzati altrove su GenderID.nl — non offra di per sé una base solida, e che la metafora dell’eterna giovinezza spieghi perché quel fondamento continui nondimeno ad avere presa. Si tratta di un’interpretazione psicologica e filosofica, non di un’affermazione clinica sugli individui, e va letta come tale: una spiegazione complementare, accanto per esempio al contagio sociale o alla pressione culturale, non come sostituto della ricerca medico-scientifica.
Una linea ricorrente
La critica di Alderman si inserisce in un problema strutturale che emerge più volte su questo sito: la teoria queer alla base dell’attuale politica di genere non è mai stata concepita come disciplina empirica, ma come corrente accademica e attivista. Chi desidera seguire la linea intellettuale più ampia — dall’assunto di John Money secondo cui il genere è appreso, passando per la performatività di Butler, fino alla traduzione di queste idee in leggi e materiali didattici — può trovare una panoramica più completa su Genderideologie.nl.
Fonti
Mittermaier, S. (2026, 9 settembre). "In Neverland, to make-believe something is to make it true": la mia conversazione con Bret Alderman. gender:hacked (Substack). sarahmittermaier.substack.com